Allenare la forza nei giovani atleti - Forge Powerlifting

Allenare la forza nei giovani atleti

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Da sempre nel nostro retaggio culturale c’è la tendenza a escludere i giovani atleti da allenamenti di forza perché è comune il pensiero che possano risultare troppo dispendiosi dal punto di vista muscolare ed è inoltre diffusa l’infondata paura che in qualche modo possano intaccare il loro processo di crescita.

È questione di metodo

Chiariamo fin da subito che il problema non risiede nel tipo di attività bensì nel come questa viene insegnata e svolta sul campo.

Un corretto percorso dovrà svilupparsi prendendo in considerazione il punto di partenza del ragazzo e dovrà guidarlo attraverso un graduale apprendimento, prima degli schemi motori di base e solo in un secondo momento potrà prevedere un sovraccarico degli stessi.

La forza è un’abilità decisiva anche e soprattutto nel mondo dello sviluppo di giovani in fase adolescenziale e pre-adolescenziale con influenza positiva su molti aspetti in primis a livello di salute fisica e psicologica.

In questa fase della vita di un ragazzo abbiamo un’irrepetibile opportunità, che se ben sfruttata porrà le basi per una futura generazione di adulti educati a livello motorio, sportivo, alimentare ma anche emotivo.

Purtroppo molto spesso, a una richiesta da parte del ragazzo alla famiglia che esprima la volontà di andare in palestra ad allenarsi, viene pronunciata la tipica frase perentoria “Mi raccomando però, niente pesi”.

In questo articolo vi mostreremo dal nostro punto di vista, esperienziale legato ad anni di pratica giovanile in palestra l’importanza di allenare la forza nei ragazzi dal punto di vista fisico, psicologico e formativo.

Lo sviluppo fisico della forza nei giovani atleti

Capita spesso nella vita di ogni ragazzo, che abbia fatto qualsiasi tipo di sport e disciplina, di non voler più proseguire: chi per noia, chi perché vedeva lo sport come uno svago e gli è stato imposto un passaggio all’agonismo e chi perché seguendo il gruppo di amici molla vista la motivazione sociale prevalente svanita.

Nella mia esperienza ho allenato tanti ragazzi che facevano ingresso in palestra un po’ spaesati dall’ambiente che li circondava, ma con un obiettivo molto preciso in testa: L’aumento della tonicità muscolare per le ragazze e l’aumento della forza e dell’ipertrofia muscolare per i ragazzi.

Il fine prevalente risulta spesso estetico o di riscatto verso un mondo sempre più legato all’apparenza in cui molti si sentono decisamente inadeguati.

Questa è una motivazione molto forte però anche pericolosa sotto certi aspetti e sarà di fatto nostro compito far capire man mano che attraverso l’allenamento si può imparare molto di più e il fine puramente estetico risulterà una piacevole conseguenza ma non dovrà essere o diventare ossessivo.

L’approccio che si ha verso un genere e l’altro agli inizi è indifferente, constatando naturalmente che colui o colei che abbiamo di fronte non abbia gravi infortuni dal punto di vista muscolare, osseo, tendineo o articolare, andremo a impostare una scheda di base nella quale andremo ad eseguire dei test al fine di valutare il punto di partenza:

  • Il corretto funzionamento delle catene cinetiche preponderanti. Facendo riferimento a tutti quei movimenti che si fanno durante la vita di tutti i giorni dei quali non ci accorgiamo. (plank centrale e laterale, ponte mono o bi podalico, piegamenti normali o facilitati, squat normale o su box, aperture frontali con elastico, affondi, bicipiti e tricipiti con elastico).
  • Cercheremo di impostare una corretta esecuzione dell’esercizio proposto, valutando qualora ci dovessero essere gravi scompensi o nel caso di una mancata comprensione del movimento, di guidarli passo passo con strumenti che li possano aiutare nell’intento

(Attenzione però al fatto che ogni persona ha una diversa struttura e ogni esercizio dovrà essere contestualizzato al soggetto rispetto ai dettagli esecutivi!).

Allenarsi non deve essere stressante

Il lavoro successivo sarà incentrato sul trovare una progressione ideale per ciascun ragazzo, l’allenamento non deve diventare sinonimo di stress e di fatto non deve essere percepito come un lavoro, ma bensì come una sana passione.

Il nostro obiettivo è far sì che il ragazzo si diverta svolgendo quella seduta di allenamento e torni a casa soddisfatto di ciò che ha fatto, evitando sovraccarichi e danni imputabili a una scorretta tecnica di esecuzione o prematuro carico esterno.

Possiamo dunque impostare un programma basato totalmente sulla forza o affiancato da piccoli esercizi complementari che ampliano dal punto di vista multilaterale le capacità atletiche dei ragazzi, in modo da prevenire o interrompere la monotonia e aumentare la soddisfazione.

Allenare la forza dunque non ha come unica accezione o scopo aumentare a dismisura le componenti muscolari per essere “barili di muscoli che non si muovono”, ma allena il cervello a percepire i muscoli del nostro corpo, aiuta lo sviluppo di percezione del nostro corpo all’interno dello spazio e migliora notevolmente la postura di chiunque la pratichi.

Un toccasana per tutti, soprattutto per coadiuvare lo sviluppo e la crescita dei ragazzi.

Gli effetti psicologici dell’allenamento della forza nei ragazzi

Ai giorni d’oggi quasi sempre sentiamo i ragazzi che ad un certo punto della loro vita “fuggono” dai loro sport e discipline, sia perché gli amici hanno smesso di praticarlo, sia per la noia provocata da quel determinato sport che non era in grado di fornire più gli stimoli necessari al ragazzo/a.

Oppure  semplicemente perché l’aspetto di “svago” che rappresentava quella determinata disciplina sportiva muta in obbligazioni e doveri a cui il ragazzo non è pronto a far fronte.

L’agonismo e la sana competizione sportiva devono essere costruiti come il resto con gradualità e soprattutto non imposti.

Lo sport non è meno meritevole se svolto per altri scopi diversi dall’agonismo e questo deve essere molto chiaro a tutti se vogliamo avvicinare e mantenere i ragazzi all’interno di questo fondamentale ambito di vita.

La pratica dello sport a mio parere deve ampliare il campo visivo in concomitanza con la richiesta di chi lo vuole praticare.

Mi spiego con un esempio: Se un ragazzo o una ragazza vuole imparare a giocare a calcio ai fini solamente ricreativi, giusto per fare qualche allenamento ed una partitella la domenica bisogna dargli/le la possibilità di farlo, senza nessuna esclusione dal punto di vista “agonistico” delle gare della domenica o degli allenamenti differenziati dal resto della squadra.

Bisogna da questo punto di vista dividere quello che è l’aspetto ludico dall’aspetto agonistico di quel determinato sport, cercando di creare un’offerta tale che possa favorire l’integrazione di tutti i ragazzi.

Se si promuoverà sempre solo l’aspetto agonistico di quel determinato sport rischieremo di spingere i ragazzi verso un’adolescenza ricca d’insoddisfazione, inadeguatezza, rifiuto ad esso e persino a sé stessi.

La mentalità giusta rispetto alla competitività, al rispetto verso chi vince o perde e la consapevolezza che non sarà un risultato più o meno alto a rappresentare il valore della nostra persona si costruiscono proprio in questa delicata fase di bambini e adolescenti.

La Palestra è l’ultima spiaggia

L’ultimo temerario sforzo che i ragazzi possono fare in questo contesto è gettarsi nelle palestre.

In questo preciso momento starà a noi tecnici compiere uno sforzo per permettere al ragazzo un recupero del sano interesse sportivo.

La maggior parte dei ragazzi che ho conosciuto in palestra in questi anni, venivano tutti da un passato sportivo e si legge nei loro occhi lo scetticismo verso quello che noi tecnici gli proponiamo.

Starà a noi cercare di includere il più possibile i ragazzi, creando un ambiente che mai avevano visto prima, un clima familiare dove tutti ci si aiuta e si sta bene, promuovendo quello che è il benessere psico-fisico del ragazzo.

La collaborazione e la cooperazione tra di loro, il dialogo e la partecipazione. Dobbiamo riattivare nelle loro menti la voglia di continuare a fare ciò per cui avevano perso interesse, per il quale si sentivano inadeguati. Aiutando il ragazzo a migliorare le proprie capacità anche di forza potremmo non solo dargli nuova linfa vitale, ma influenzeremo il suo futuro da adulto si spera più sano, più felice e più consapevole.

Allenare la forza è formativo!

Nella mia esperienza, non ho mai avuto la percezione di ogni tessuto che componeva il mio corpo se non in palestra.

Ho praticato molti sport: nuoto, judo, karate, tiro con l’arco, calcio, tennis e pallanuoto. In nessuno di questi ho mai raggiunto la consapevolezza di cosa voleva dire percepirmi all’interno di un ambiente.

Vi è mai capitato da ragazzi di arrivare alle prove di educazione fisica scolastiche e trovare persone che istintivamente rendevano meglio in alcune prove rispetto ad altre? Vi è mai capitato di arrivare al momento di svolgere un’esercitazione fisica e di non saper proprio da dove iniziare e come fare? Di non riuscire proprio a capirne la tecnica ideale? Di non sapere come muovere o attivare quel determinato muscolo?

Questa sensazione di inadeguatezza è data dal fatto di non conoscere bene il nostro corpo, dal non sapere come muovere quella data articolazione e dal non avere consapevolezza delle funzione di determinati gruppi muscolari.

Allenando la forza generale potremmo dunque lavorare e migliorare in ognuno di questi aspetti di Forza:

  • Massimale
  • Reattiva
  • Rapida
  • Resistenza alla forza

Sono tutte sfaccettature della forza, che permettono un miglioramento di condizione fisica, propriocettiva e muscolare.

Inoltre attraverso l’esecuzione di esercizi appositi basati sulle carenze soggettive, i ragazzi potranno crescere a 360°, così da poter svolgere in modo sufficiente e consapevole tutte le prove che verranno proposte anche in ambito scolastico.

Allenare e migliorare la forza, soprattutto da ragazzi, non ci renderà inadatti e inabili nel movimento ma al contrario, allenare la forza significa prendere in mano il controllo consapevole del proprio corpo anche e soprattutto in previsione degli anni a venire.

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