Sollevamento pesi e contrasto percettivo - Forge Powerlifting

Sollevamento pesi e contrasto percettivo

Indice dell'articolo

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Le scuole di pensiero sull’approccio psicologico al sollevamento pesi sono sostanzialmente due:

  • Una prima, piuttosto in crescita negli ultimi anni e dovuta in parte alla diffusione sempre maggiore di coach e psicologi dello sport più suscettibili alle mode che alla scienza, sostiene che l’atleta si debba avvicinare al peso sminuendolo, immaginandolo leggero
  • Una seconda scuola evidenzia invece come il migliore approccio sia quello di affrontare con obiettività il reale peso da sollevare, anzi, enfatizzandolo.

Il rischio di sminuire il peso

Il modello della prima scuola evidenzia grandi limiti, sia di natura psicologica che motivazionale. Da un punto di vista psicologico è chiaro che nel momento in cui l’atleta si approccia al peso pensando che sia leggero, visualizzando piume e ripetendosi quella frase di cinematografica memoria “non fa male”, al momento del sollevamento del peso, fa entrare in atto quel contrasto percettivo che in un certo senso farà apparire il peso ancora più pesante di quello che è.

Se noi siamo pronti per tuffarci nell’acqua, convinti che sia calda, nel momento in cui entriamo e scopriamo che è fredda, questa ci apparirà ancora più fredda di quello che è in realtà. È un inganno alla nostra mente, un trucco che non regge e che a lungo termine sortisce esattamente l’effetto contrario: la demotivazione. Già perché se mi dico a lungo che quel peso è una piuma, ma continuo a durare fatica nel sollevarlo, il mio ego si sgretolerà, minato dai messaggi contraddittori che riceve.

L’efficace realismo del sollevatore di pesi

Come si può facilmente intuire appartengo ai sostenitori del secondo modello, quello del realismo percettivo, quello del “inganno inverso” alla nostra mente. Quando un atleta si approccia con obiettività al peso, pronto ad affrontare sacrifici, pronto a fronteggiare un suo record personale, l’impegno sarà forte e in questo caso potrebbe addirittura esserci un contrasto percettivo inverso, dove la similitudine è quella d’immaginare di tuffarsi in un’acqua tiepida e trovarla al contrario calda e accogliente.

Nel breve termine il contrasto percettivo di questa natura ci permetterà di aumentare la forza, perché la nostra mente ha espressamente richiesto la quantità di energia massima possibile, e con questo, ci sono indubbiamente maggiori possibilità nel fatto che si riesca a raggiungere il risultato.

Come secondo elemento inoltre c’è un effetto a lungo termine, dove la mia mente riceve sempre la gratificazione di aver sollevato qualcosa che era stato percepito inizialmente come estremamente difficile.

In tanti anni di esperienza tra palestre e con i miei studenti al corso di laurea in Scienze motorie ho sperimentato che l’efficacia della seconda scuola di pensiero è tangibile e concreta e non è solo una semplice tecnica di approccio al sollevamento pesi, quanto il ribadire un concetto che sta alla base della mente dell’atleta: affrontare obiettivamente l’ostacolo, visualizzarlo nelle sue reali proporzioni permette di garantire che il fisico tutto risponda alla necessità del massimo sforzo.

Al tempo stesso questa obiettività permette, dopo una serie di superamenti dei propri obiettivi, di poter godere del risultato e dell’essere riusciti a superarsi.

Del resto, no pain no gain.


Alessandro Vittorio Sorani è uno dei più noti formatori a livello nazionale sul tema della comunicazione e della leadership. Per diversi anni ha insegnato psicologia sociale al corso di laurea in Scienze motorie dell’Università di Firenze; collabora con diverse federazioni sportive, sia sotto il profilo del marketing dello sport che della motivazione personale degli sportivi.

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